Mostra L'arte botanica contemporanea ...

Biblioteca Marciana newsletter

numero 4 - estate 2001

23

Mostra
"L'arte botanica contemporanea: una nuova fioritura"
la scelta dei libri

Scegliere nel ricco patrimonio marciano di opere botaniche illustrate i volumi da esporre accanto ai quadri della collezione di artisti botanici contemporanei di Shirley Sherwood (per la mostra tenutasi dal 28 luglio al 23 settembre 2001) si è rivelato tanto affascinante quanto difficile; guida preziosa alla conoscenza ed alla scelta sono stati gli studi di Lucia Tongiorgi Tomasi, che ha anche prestato la sua consulenza alla mostra.
Avendo deciso di escludere, per motivi di conservazione, il materiale manoscritto (rappresentato comunque da tre tavole del prezioso facsimile del Breviario Grimani realizzato agli inizi del '900), si è cercato di presentare al pubblico gli esemplari più significativi delle varie tipologie di pubblicazioni che, a partire del XVII secolo, unendo sensibilità artistica ed esattezza della descrizione naturalistica, raccoglievano o presentavano tavole, incise con diverse tecniche e poi colorate a mano, raffiguranti fiori, piante e frutti.

Come rappresentanti dei florilegi secenteschi, opere in cui fiori e piante sono proposti in composizioni raffinate ma fuori dal loro habitat naturale, con forti valenze simboliche (come la vita del fiore, anche quella umana è effimera), si sono scelti il più ricco, l'Hortus Eystettensis(Norimberga 1613), curato dal naturalista Basil Besler, che affidò a vari artisti la raffigurazione in 367 tavole delle piante del giardino botanico del vescovo di Eichstadt, ed un poco noto supplemento all'Hortus floridus (Arnheim 1614), il florilegio più popolare mai pubblicato, disegnato e inciso a bulino da Crispyn de Paas il giovane, appartenente ad una celebre famiglia tedesca di incisori.

Allo stesso secolo appartiene il fortunato manuale di precettistica botanica del gesuita Giovanni Battista Ferrari, De florum cultura libri IV, pubblicato per la prima volta a Roma nel 1633, poi tradotto in volgare e reso noto in tutta Europa dall'edizione data ad Amsterdam nel 1646: i 46 splendidi rami che accompagnano il testo, tratti dal Museo cartaceo di Cassiano dal Pozzo, furono disegnati da Pietro da Cortona, Guido Reni e Andrea Sacchi ed incisi da Johann Friedrich, Claude Mellan ed Anna Maria Vaiani.

Tra le raccolte che si ponevano come scopo la presentazione delle piante più rare visibili negli orti botanici europei, organizzandole secondo la classificazione di Linneo, si sono scelte l'Hortus Elthamensis(Londra 1732), opera di Johannes Dillenius (medico tedesco, poi trasferitosi a Londra e divenuto il primo professore di botanica ad Oxford) che illustra le piante coltivate nel giardino degli Sherard ad Eltham nel Kent, e le più tarde descrizioni delle piante rare dei giardini di Schönbrunn, splendidamente incise in rame da Franz Andreas e Ferdinand Lucas Bauer per Nicolaas Jozeph Jacquin, medico e botanico nativo di Leida, che per ordine dell' imperatore Francesco I si era recato nelle Americhe per importare a Vienna le specie più rare.
Jacquin pubblicò a Vienna negli anni dal 1781 al 1793 le Icones plantarum rariorum, in 2 volumi, e negli anni 1797-1804 i 4 volumi delle Plantarum rariorum horti caesarei Schoenbrunnensis descriptiones et icones, per un totale di oltre 2.000 tavole.

Tra le raccolte di tavole botaniche organizzate a fini propriamente medici non poteva mancare l'opera di Elizabeth Blackwell, A curious herbal of the most useful plants, which are now used in the practice of physik(Londra 1737-1739), ricca di 500 tavole disegnate dal vero - dalle piante del giardino di Chelsea - , incise e colorate a mano, per aiutare il marito in prigione per debiti; di più alto livello artistico sono le 758 tavole, incise da Johann Ignatius Albrecht per gli 8 volumi delle Icones plantarum medicinalium (Vienna 1788-1812) del docente universitario austriaco di medicina e botanica Joseph Jakob von Plenck, autore di numerose opere scientifiche di grande successo.

Un posto a parte merita l'opera che chiude , cronologicamente, la scelta delle edizioni marciane: la Pomona italiana, ossia Trattato degli alberi fruttiferi (Pisa 1817-1839), nata dalla passione di un autodidatta di talento, il ligure Giorgio Gallesio, che desiderava donare all'Italia il catalogo delle varietà frutticole nazionali (come già era stato fatto in Germania, Francia ed Inghilterra), e vi riuscì avvalendosi della collaborazione di un gruppo di disegnatori, incisori e coloritori fiorentini coordinati da Antonio Serantoni.

S.R.M.