La cronachistica veneziana : fonte per lo studio delle relazioni tra Bisanzio e Venezia

Nel periodo preso in considerazione, i secoli XIII - XVI, il ceto dirigente veneziano affidò la costruzione pazientemente e attentamente sorvegliata della propria memoria storica ad una vastissima produzione di materiale cronachistico: affrontata nel suo complesso, divisa in gruppi di cronache, o «Famiglie» (Carile), secondo una metodologia prestabilita, ecco che le differenze o le concordanze riscontrabili tra esse permettono di cogliere contraddizioni o unitarietà di intenti nel corso della evoluzione dell’organismo politico del quale è espressione, se pur restando sempre all’interno di un quadro nel quale lo scopo è quello di elevare la memoria storica a mitografia, grazie alla scelta accurata di episodi leggendari fissati in successione, che si riscontrerà anche quando la cronachistica fluirà nella storiografia ufficiale, altrove riconoscibili nella pietra degli edifici come nelle forme plastiche e visive. In particolare, attraverso lo studio critico-storico di questo così speciale lavoro di tessitura, si intende qui cogliere, in particolare, la evoluzione delle relazioni tra Venezia e l’impero romano-orientale: dal rapporto – naturale ma occultato – esistente tra l’amministrazione centrale dell’impero ed una sua realtà territoriale e civile periferica, alla acquisizione delle forme esteriori del potere del secondo da parte del primo, fino alla sua volontà di translatio imperii espressa una volta cessato di esistere Bisanzio, per fissare, una volta per tutte, l’idea di una Venezia che fosse, dopo che nuova Roma e nuova Gerusalemme, anche alterum Byzantium.