Energenesi. Profilo di Gianfranco Meggiato

Mostra:

Energenesi.
Gianfranco Meggiato e Pier Toffoletti

15 novembre - 31 dicembre 2008
Sale Monumentali della Biblioteca Nazionale Marciana
(ingresso dal Museo Correr)

Profilo di Gianfranco Meggiato

L'esposizione intende ripercorrere le tappe dell'evoluzione artistica di Gianfranco Meggiato, in particolare degli ultimi dieci anni 1998-2008, in cui Meggiato ha ingaggiato un corpo a corpo con la materia bronzea.

Foto di Gianfranco MeggiatoLa scelta della fusione a cera persa implica delle possibilità espressive altrimenti impraticabili, ma impone al contempo un rigore inflessibile nel controllo delle numerose fasi di lavorazione. Per questo motivo Meggiato, nel corso dell'ultimo decennio, ha investito tempo e energie sulla cura del processo produttivo, con una determinazione non comune nel panorama della scultura italiana.

Ha scelto di allestire un atelier e di formare un'équipe di collaboratori che gli consentono di eseguire in proprio tutte le fasi della lavorazione (ideazione del modello in cera, confezionamento degli stampi, sgrezzatura, rifinitura, lucidatura, verniciatura per rendere il metallo inossidabile), a eccezione della colata. Il controllo assiduo da parte di Meggiato durante ogni singola fase ha un preciso significato sotto il profilo creativo, poiché la forma di ogni scultura non è predeterminata in partenza.
Meggiato infatti non impiega bozzetti o schizzi preparatori, ma lascia che la struttura dell'opera scaturisca nel tempo stesso del fare, a partire dall'atto di manipolazione della cera. È una forma fatta di divenire, e questo divenire va rispettato e sorvegliato.

La genesi della poetica di Meggiato è già compiutamente incarnata dal Pannello alveare del 1998: la fermentazione della materia viene colta nel suo istante germinale, in cui i gangli opachi dello spessore interno emergono verso la superficie, dove si distende una nervatura più sottile, dorata, lucida.
La sostanza rappresentata non corrisponde a un preciso elemento chimico, né a un tessuto biologico identificabile, poiché riproduce una trasformazione in atto, una transizione di fase.

La fusione non paralizza il processo organico nella staticità del metallo, piuttosto restituisce un movimento non finito, senza compimento possibile, che nasce dai moti endogeni della materia e, d'altro canto, dall'azione degli agenti esogeni (le forze atmosferiche, la corrosione, la consunzione, il lavoro dei microorganismi, l'azione degli insetti).
Questo movimento non finito è incessantemente riproposto all'occhio e al tatto dell'osservatore, che è invitato a confluire attivamente nel processo disciogliendovi tutte le sue facoltà percettive e cognitive – ogni buco della trama di bronzo è uno sguardo, ogni cambio di prospettiva rimargina i vuoti e riavvia il processo.
Il brulicare della materia è inscritto in una cornice deliberatamente artificiosa, come a significare che essa impone un limite arbitrario rispetto a un fenomeno che si estende in ogni direzione, senza un confine proprio. Il formato rettangolare tipico dell'arte figurativa è solo una finestra momentanea che ci permette di gettare un'occhiata su ciò che accade nell'intimità della materia.

Negli anni successivi il lavoro di Meggiato fa i conti anche con la tridimensionalità nelle sue forme più plastiche. La sfera, il cubo, la piramide, il disco sono le matrici di partenza, le forme canoniche della geometria solida che si presentano con contorni riconoscibili al primo sguardo, ma perdono ogni compattezza di figure ideali. La superficie della sfera, ad esempio, è perforata, il suo interno percorribile negli anfratti più reconditi, offerto alla visione e al tatto che scoprono diversi gradi di consistenza, di densità, di opacità.

La manipolazione di Meggiato decostruisce l'omogeneità del solido, in cui tutti i punti si equivalgono, e ricostituisce la forma complessiva attraverso un processo di concrezione in cui ogni segmento avrebbe potuto torcersi in un'altra direzione, dando vità però a un risultato armonico, come nelle ramificazioni dei coralli.

La finalità filosofica di Meggiato è quella di riprodurre le dinamiche generative della materia nella misura in cui esse trovano eco nell'andamento dei percorsi vitali dell'individuo. Ogni persona, al di là dell'apparente compattezza della sua identità, si rivela come l'esito di uni'infinita serie di punti di biforcazione, in cui il caso, la scelta, gli ostacoli, le coincidenze determinano di volta in volta una spinta centrifuga o un ripiegamento.
La persona, anche nel senso etimologico di “maschera”, non è esente da buchi, scissioni e smagliature: ma proprio queste discontinuità nel tessuto identitario consento di scendere nell'abisso del proprio sé, per ritrovare il contatto con la sorgente propulsiva dell'esistenza.

La presenza, in alcune sculture, della sfera dorata e liscia all'interno della figura geometrica intende alludere precisamente a questa dimensione, profonda ma non sepolta nell'interiorità di ciascuno.
Nelle sculture più recenti, a partire dal Doppio Totem del 2007, e ancor più in quelle appena ultimate, la ricerca di Meggiato si è discostata progressivamente dal riferimento alle figure geometriche. Il bronzo prende corpo in uno spazio privo di piani definiti, destrutturato, esposto integralmente all'interazione con l'aria e la luce.

La materia è soggetta ad agglutinazioni e rarefazioni improvvise, che accentuano la non staticità della scultura di Meggiato, e suggeriscono un'esperienza estetica che difficilmente l'occhio dell'osservatore può ricondurre a griglie concettuali predefinite.

Breve biografia

Gianfranco Meggiato nasce nel 1963 a Venezia. Frequenta per un quinquennio l’Istituto Statale d’Arte, studiando scultura, pietra, bronzo, legno, ceramica. Espone giovanissimo in due collettive d’arte, nel 1979 e nel 1984 presso la Galleria Comunale Bevilacqua La Masa in Piazza S. Marco a Venezia, presentando delle sculture in pietra e in semirefrattario.

L’artista è in mostra permanente presso i suoi quattro spazi espositivi, le Gianfranco Meggiato Art Galleries di Venezia, Milano, Positano e Londra. A partire dal 1998 ha esposto abitualmente anche nelle seguenti gallerie: Gallerie Orler, esposizione permanente e speciali televisivi, di Favaro Veneto (Venezia), Madonna di Campiglio, (Trento) e Abano Terme (Padova); Palma Arte, esposizione permanente, Saliceto Alseno (Piacenza); CapriArtGallery, esposizione stagionale, Capri (Napoli); JMA Gallery, Vienna.

Gianfranco Meggiato è anche presente con continuità in fiere d’arte italiane e internazionali, tra queste: Europ Art Geneve (Svizzera), Art Holland den Haag (Olanda), St’Art Strasbourg (Francia), Classic Biennale Kortrijk Lineart Gent (Belgio), Salon de l’Art Contemporain du Luxembourg (Lussemburgo), ArtCopenaghen (Danimarca), Art Karlsruhe International Messe fur Moderne Kunst (Germania).

Nel 2007 ha esposto a Londra, alla Gallery 27, nella mostra Vision from Italy; e a New York presso la CVB Gallery, la Broadway Gallery e la Djt Fine Art Gallery. Nel 2008 ha in programma diverse esposizioni: a Roma al Museo degli Strumenti Musicali dal 17 al 30 aprile, a Kiev (Ucraina) nel mese di maggio, a Milano presso Palazzo del Senato dal 2 ottobre al 6 novembre, e alla Libreria Marciana di Venezia dal 14 novembre al 31 dicembre.

Hanno scritto dell’arte di Gianfranco Meggiato: Luciano Caprile, Carlo Franza, Daniele Goldoni, Paolo Levi, Abraham Lubelski, Lorella Pagnucco Salvemini, Tommaso Paloscia, Paolo Rizzi, Vittorio Sgarbi.
Gianfranco Meggiato è presente nel volume “I Giudizi di Sgarbi. Novantanove artisti dai cataloghi d’arte moderna e dintorni”, Editoriale Giorgio Mondadori, Milano 2005 e nel “Catalogo degli Scultori Italiani”, Editoriale Giorgio Mondadori, Milano 2006. Nel 2007 l’Editoriale Giorgio Mondadori ha pubblicato una monografia, con testi di Paolo Levi, Vittorio Sgarbi, Daniela Brignone.

Nel 2008 è uscito il catalogo della mostra di Roma, “La Sublimazione della Materia”, Téchne Editore, Milano.
Le sue opere, oltre che in Italia, sono presenti in collezioni pubbliche e private in Australia, Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Gran Bretagna, Lussemburgo, Olanda, Principato di Monaco, Stati Uniti e Svizzera.

Per un miglior controllo di qualità del processo realizzativo dell’opera, tutte le fasi esecutive (creazione del modello originale, realizzazione degli stampi, lavorazione delle cere, diversi stadi di cesellatura, rifinitura e verniciatura) vengono direttamente svolte e seguite dall’artista e dai suoi assistenti presso l’atelier di Noale.