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Aldo Manuzio: dieci intermezzi tipografici

Mostra virtuale di dieci aldine della Biblioteca Nazionale Marciana

Aldo Manuzio (Bassiano 1449-1452-Venezia 1515) fu l'inventore della figura dell'editore. Prima di lui la stampa aveva conosciuto l'avvicendarsi di numerosi stampatori, alcuni molto esperti e innovativi, ma del tutto inedite furono, e apparvero immediatamente anche ai contemporanei, l'ampiezza, la natura etica e la rete di collaboratori del programma che Aldo mise in piedi in vent'anni di attività della sua bottega, dall'esordio del 1495 con gli Erotemata di Constantino Lascaris sino al De rerum natura di Lucrezio del gennaio del 1515, uscito a breve distanza dalla sua morte, sopraggiunta il 6 febbraio dello stesso anno.

A conclusione del lungo omaggio che la Marciana ha voluto rendere al grande editore del Rinascimento con cui Venezia, già capitale del libro a stampa, divenne un luminoso esempio di innovazione e genio, la Biblioteca vuole offrire attraverso questa mostra virtuale un piccolo ma significativo campione della propria collezione: 130 edizioni uscirono dalla stamperia di Aldo in associazione con Andrea Torresano; di queste la Biblioteca Marciana ne conserva ben 107, testimoniate in 156 esemplari.

Per l'occasione sono state scelte ed illustrate dieci realizzazioni aldine, presentate secondo l'ordine cronologico di stampa. Il commento è incentrato sugli autori dei testi, sul contributo di Aldo alla specifica realizzazione editoriale e tipografica e infine sulla storia degli esemplari marciani con utili rinvii all'archivio dei possessori presente nel sito della Biblioteca. La descrizione short-title rinvia attraverso link alla scheda dettagliata presente nell'Opac. Si potranno inoltre sfogliare le dieci aldine presentate nella loro interezza.

La mostra è stata curata di Tiziana Plebani, la realizzazione sul web è di Donatella Benazzi con il supporto di Bazzmann Srl, le schede sono state redatte da Orsola Braides, Saida Bullo, Elisabetta Lugato, Susy Marcon, Maria Grazia Negri, Tiziana Plebani, Elisabetta Sciarra; le riproduzioni fotografiche sono state effettuate da Paolo Emilio Pizzul mentre altre provengono dalla teca marciana.