Antonia Arslan, Il Libro di Mush

Quinto appuntamento del ciclo: “Giornate armene in Marciana”
Lunedì, 26 Marzo 2012

Nell’ambito della mostra “Armenia. Impronte di una civiltà”, la Biblioteca Nazionale Marciana, organizza un ciclo d’incontri, intitolato “Giornate armene in Marciana”, dedicato ad approfondire singole tematiche della storia, dell’arte e della cultura armene. Gli incontri si svolgeranno nell’Antisala della Libreria Sansoviniana (Piazzetta San Marco 13/a, Venezia), con ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Il quinto incontro si svolgerà lunedì 26 marzo 2012, alle ore 17.00.Nell’antisala della Libreria Sansoviniana (Piazzetta san marco 13/a, Venezia) la scrittrice Antonia Arslan  presenterà il suo nuovo romanzo Il Libro di Mush che parla a sua volta di un grande libro, il sacro Omiliario di Mush, salvato da due eroine,Anoush e Kohar dopo la devastazione turca della valle armena di Mush nel 1915.
Saluto del Direttore della Biblioteca Nazionale Marciana, dott. Maurizio Messina. Intervento di Boghos Levon Zekiyan.
Sarà presente l’autrice.

Antonia Arslan, Il Libro di Mush, Milano, Skira, 2011.Sfuggono alla strage del loro villaggio perché si sono attardate a bagnarsi nel fiume. E al loro rientro, nel buio di una notte intrisa dell’odore del sangue e della paura — siamo nell’estate del 1915 —, trovano un solo sopravvissuto, un bambino che si tirano dietro nella loro fuga disperata. Alle giovani armene Anoush e Kohar si aggregano due greci altrettanto sbandati e il quintetto raggiungerà il monastero di Mush.

Ma inutile cercare rifugio: anche qui l’orda turca ha lasciato morte e distruzione. Solo un libro si è salvato, un prezioso manoscritto medievale che Anoush e Kohar portano con loro. Antonia Arslan racconta — con la dolcezza di una fiaba dolente — una delle leggende relative alla salvezza del Libro di Mush, testo sacro agli armeni perché testimone di una cultura millenaria che il genocidio a opera dei Turchi non riuscì a estirpare.

 

Antonia Arslan, nata a Padova, scrittrice e saggista italiana di origine armena. Laureata in archeologia è stata professore di Letteratura italiana moderna e contemporanea all'Università di Padova.

È autrice di saggi sulla narrativa popolare e d'appendice (Dame, droga e galline. Il romanzo popolare italiano fra Ottocento e Novecento) e sulla galassia delle scrittrici italiane (Dame, galline e regine. La scrittura femminile italiana fra '800 e '900). Attraverso l'opera del grande poeta armeno Daniel Varujan —  del quale ha tradotto le raccolte II canto del pane e Mari di grano — ha dato voce alla sua identità armena. Ha curato un libretto divulgativo sul genocidio armeno (Metz Yeghèrn, Il genocidio degli Armeni di Claude Mutafian) e una raccolta di testimonianze di sopravvissuti rifugiatisi in Italia (Hushèr. La memoria. Voci italiane di sopravvissuti armeni).

Nel 2004 ha scritto il suo primo romanzo, La masseria delle allodole (Rizzoli), che ha vinto il Premio Stresa di narrativa ed è stato finalista del Premio Campiello e che tre anni dopo è stato portato sul grande schermo dai fratelli Taviani. Nel 2009, sempre con Rizzoli, ha pubblicato il libro La strada di Smirne.

 

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